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Gioiellieri Art Nouveau a Parigi nell’Ottocento. I 3 Fouquet gioiellieri d’arte

Gioiellieri nell’ Art Nouveau alle origini del trionfo delle ARTI APPLICATE

I Fouquet, Alphonse, Georges e Jean, gioiellery a Parigi, avvicinarono il gioiello all’arte. E’ la storia di tre generazioni di gioiellieri, che scavalca e attraversa due secoli, una Rivoluzione e le due Guerre Mondiali per chiudere negli anni sessanta del ‘900.

Alphonse Fouquet

Tutto ebbe inizio nel 1838, quando Alphonse, a 10 anni andò a fare l’apprendista presso un gioielliere a Parigi Da quel giorno e ancora per tutta la sua vita, fu inesauribile nel suo lavoro, e nella ricerca di nuove tecniche migliorative e ideative.

 Dopo la Rivoluzione del  1848

Trentanni dopo la rivoluzione Alphonse ottenne grandi riconoscimenti  alla Esposizione universale. I suoi gioielli di squisita fattura, si ispiravano ancora al Rinascimento, ma dopo il 1875 Alphonse iniziò a usare materiali semipreziosi, una scelta che fu una costante dei Fouquet.

Georges Fouquet nell’Art Nouveau

Nel 1895, Georges succede al padre, abbandona lo stile rinascimentale e si orienta decisamente e subito verso l’Art Nouveau. Ai primi del 900 Georges Fouquet ha immaginato, disegnato e realizzato spille e pendenti  floreali e animalier. Sostituisce le materie preziose con quelle raffinate e semipreziosi, pietre dai riflessi iridescenti, perle barocche, smalti trasparenti. Crea gioielli stravaganti o di estremo impatto, dal gusto forte e anticonformista, come il gioiello dedicato a Sarah Bernhardt.  Successivamente, George indaga la bellezza di forme più strutturate, colori forti e contrasti decisi.

Siamo nel pieno degli anni Art Nouveau quando gli artisti parigini cominciano a viaggiare verso il Giappone, e nasce il Giapponismo

Dopo la fine della Prima Guerra Mondiale il ritorno alla tradizione

Pochi anni dopo la fine, nel 1925, la commissione della gioielleria all’Esposizione Universale sceglie di tornare alla tradizione del gioiello. Decide che il gioiello debba tornare ad essere puro investimento, sentenziando che tutto il valore si dovesse concentrare sulle pietre preziose e sull’oro, togliendosi di torno il valore del Design, della Creatività, infine ben lontano dalla idea di Arte Applicata. 

Georges Fouquet risponde alla provocazione con una dichiarazione storica

« A condizione che la tecnica e la fabbricazione siano perfette, un gioiello da duecento franchi ben concepito è bello quanto un gioiello ben congegnato da due milioni di franchi».

Da qui nasce quella che oggi si chiama Fashion Jwellery. Il paragone dei prezzi è lo stesso, così come l’idea del valore del design sopra e a prescindere da quello dei materiali. Come noi oggi vogliamo oggetti ben fatti e ben concepiti, semplicemente belli.

Coco  Chanel aggiunge «un gioiello serve a rifinire un abito, non a farlo ricco»

Jean Fouquet, figlio di Georges, sperimenta cubismo, futurismo e costruttivismo

La Maison Fouquet era andata in fallimento nel 1936, per la grande depressione, ma Jean volle proseguire. Con uno stile ispirato al costruttivismo, al cubismo e al futurismo crea gioielli d’avanguardia con materiali poco usati a quei tempi,  come l’ebano, l’argento, l’acciaio cromato o l’oro grigio. Gli stessi che noi oggi usiamo con disinvoltura nella fashion jwellery.

Alla fine smette di fare gioielli

Nel 1960, smette definitivamente di fare gioielli. Fu uno dei membri fondatori dell’UAM (Unione degli artisti moderni). Il Museo delle Arti Decorative ospita e protegge i suoi archivi.

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